“Uomini e Dei parimenti piegano il capo al sonno sottomessi”

I sogni sono, sin da tempi antichi, legati alla figura mitologica di Morpheus, Dio giusto e compassionevole, perfetto simbolo della nostra missione di allietarvi il sonno.

Esiodo, nella sua cosmogonia, narra della primordiale esistenza delle Tenebre, da cui emerse il Caos. Dalla loro unione nacquero Erebo, l’Aria, il Giorno e la Notte, e dall’unione tra Erebo e la Notte nacquero due gemelli, il Dio della morte Thanatos e il Dio del sonno Hypnos.
Infine dall’unione incestuosa tra Hypnos e sua madre la Notte nacquero Morpheus e Ikelos.
Solo con Ovidio, invece, i figli divennero tre: lo stesso Morpheus, Dio dei sogni, Phobetor, Dio dei sogni animali e Phantasos, Dio dei sogni inanimati.
Da questa genesi familiare che nulla ha da invidiare a Game Of Thrones o a Beautiful, possiamo notare che Morpheus è il figlio del sonno e della notte.
Raffigurato spesso con soavi ali e con papaveri tra le mani, aveva un rapporto molto forte col padre Hypnos, col quale è spesso raffigurato nel gesto di abbracciarlo, e il mito lo vuole Dio giusto e compassionevole. Circondato da folletti, rappresentanti le illusioni, il suo nome deriva da una parola greca che significa “forma”, a spiegarne l’attitudine a trasformarsi ed assumere l’aspetto delle persone care nei sogni dei giusti.
A dispetto del fratello Phobetor, che veniva spesso associato agli incubi per via della sua capacità di trasformarsi in fiere e belve feroci, il compito di Morpheus e di Hypnos era quello di sopire le sofferenze del genere umano.
Secondo Esiodo, Hypnos e i suoi figli vivevano nelle terre sconosciute dell’ovest, in una casa a due porte: una di corno, trasparente, da dove uscivano i sogni veritieri, mentre l’altra, d’avorio, era dedicata ai sogni falsi.
Più volte, comunque, Hypnos e Morpheus si erano scontrati con Zeus, il padre degli dei. La loro forza gli permetteva di soggiogare al sonno tutti, uomini e divinità, e per ben due volte agìrono contro Zeus, anche se mai per tornaconto personale.
Dalla figura di Morpheus ci viene il detto “abbandonarsi all’abbraccio di Morfeo”.
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