Una nuova idea di batteria

Negli ultimi mesi si sta sviluppando l’innovazione nel campo delle batterie per smartphone: la loro durata è intaccata dal sovrannumero di funzionalità e applicazioni con cui si appesantiscono i dispositivi, tanto da obbligare a più cicli di ricarica durante lo stesso giorno. Attaccare lo smartphone alla presa in modalità aereo può servire ad accelerare il processo, così come ridurre la luminosità o persino spegnere il dispositivo. Per i meno pazienti, si trovano agevolmente in commercio le powerbank, depositi d’energia a pronto impiego.

Ma mai prima d’ora la soluzione è stata trovata provando a cambiare il materiale delle batterie.
Ora, in seno alla Samsung stanno pensando a un vero e proprio spartiacque. Data l’inadeguata capacità delle batterie agli ioni di litio, il quartier generale nella Silicon Valley starebbe accelerando gli studi per far sì che entro il 2021 almeno un modello sia dotato di batteria a base di grafene. Gli scienziati della University of Central Florida hanno messo a punto un prototipo di batteria di tipo supercondensatore, capace di garantire un’autonomia smartphone 20 volte superiore rispetto agli standard delle batterie agli ioni di litio. E come se non bastasse per una ricarica completa servono solo pochi secondi. Inoltre, a differenza delle batterie ora in commercio, il prototipo dell’università statunitense è immune dal cosiddetto “effetto memoria”: anche dopo 30.000 cicli di ricarica l’autonomia della batteria è immutata.

Il grafene, a detta di molti esperti, è il materiale che cambierà le nostre vite e i nostri dispositivi nel prossimo futuro. Questo perché permette di creare batterie di lunga durata ma soprattutto poiché è un materiale flessibile, che difficilmente si logora e che si lavora nel campo delle nanotecnologie. È un materiale duttile e resistentissimo, 200 volte più dell’acciaio. Può essere usato praticamente per migliorare ogni dispositivo ora in commercio. L’unica pecca è il prezzo. Non essendo ancora riprodotto su scala globale costa circa 60 volte di più dei materiali utilizzati oggi per le batterie.
Quindi dovremo aspettare ancora un po’!

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